Tecnologia


Approfondimenti sulla straordinaria tecnologia Citizen”


Schema di funzionamento di Eco-Drive

Postato Da IL Feb 17, 2015 in post tecnici |

Come promesso all’amico Kris, ecco lo schema grafico del funzionamento di Eco-Drive.

Sono conscio che non sia estremamente dettagliato, ma, credetemi è già molto, vista la discrezione estrema che Citizen adotta in relazione alle sue tecnologie.

Eco-Drive, poi, è in effetti una “bomba” commerciale, per cui risulta comprensibile che i dati tecnici salienti siano coperti da un rigoroso riserbo.

Detto questo, nessuno ci impedisce di decifrare il materiale che viene divulgato legalmente, e questo diagramma di flussoDiagdam eco drive mehanizma appartiene a questa categoria di informazioni.

Ecco come funziona Eco-Drive.

La luce che filtra attraverso il vetro di protezione, il quale ovviamente è trattato in modo da garantire la massima trasparenza e la minima dispersione o riflessione, colpisce il pannello solare, composto da un insieme di celle collegate in parallelo tra loro in modo da garantire il massimo dell’energia possibile.

Questa energia viene dirottata verso un circuito integrato che si occupa dell’elaborazione della potenza elettrica, la stabilizza e la rende accettabile per il funzionamento dei microprocessori dell’orologio.

I moderni chip elettronici, infatti hanno un range abbastanza selettivo di alimentazione che solitamente varia dai 3,3 v. ai 5 v.

Negli orologi sono previste alcune eccezioni, vista la necessità di funzionare attraverso batterie o accumulatori che non superano i 3 v. nominali.

Dal circuito di alimentazione si diramano tre tronchi importanti di servizio, il primo dei quali riguarda l’alimentazione pura, ovvero il polo positivo di alimentazione per l’orologio nella sua parte elettro-meccanica, per il circuito di gestione generale (responsabile delle varie funzioni) e ovviamente per la carica dell’accumulatore.

Già da questo punto si evince un particolare importante: l’alimentazione serve direttamente sia la ricarica dell’accumulatore che il modulo finale.

La seconda e la terza uscita dall’integrato del Power Management interessano il dialogo dati con il circuito di gestione e il feedback di controllo.

Su queste due ultime indicazioni Citizen è piuttosto silenziosa.

A mio giudizio, e sottolineo che si tratta di deduzioni personali, credo che in realtà dal circuito di Power Management si prelevino anche altri valori di alimentazione, segnali modulati o altro. In pratica nel non meglio precisato circuito di Power Management ci sarebbe anche un generatore d’onde, magari per fornire una base dei tempi secondaria. Insomma alcuni circuiti che per qualche motivo non hanno trovato spazio all’interno dell’integrato di gestione o che servono addirittura per il suo completo funzionamento o adattamento.

Non trattandosi di alimentazione duale, la “terra” è costituita direttamente dal polo negativo del circuito.

Analizzando il diagramma, possiamo vedere che l’efficenza del pannello solare è indispensabile per un corretto funzionamento del sistema, ma la forza e l’affidabilità di Eco-Drive coinvolgono l’altissima qualità, non solo dei componenti, ma anche e soprattutto della tecnica.

Negli ultimi anni, infatti, Citizen ha sviluppato circuiti integrati specifici per questo sistema, minimizzando la dispersione di energia, aumentando la capacità di stockaggio e portando al minimo i consumi dell’orologio.

Soprattutto quest’ultimo fattore ha fatto la differenza con i sistemi concorrenti, i quali si sono dovuti arrendere e dedicarsi a prodotti di livello inferiore come resa.

Per ottenere questo risultato, Citizen ha dovuto lavorare sia sull’Elettronica, per evitare sprechi di energia, ma anche e in modo particolarmente impegnato sulla Meccanica, in quanto un minimo e indesiderato attrito potrebbe richiedere all’alimentazione un’erogazione oltre il dovuto.

Oggi Eco-Drive è il sistema più conosciuto e apprezzato nel panorama orologiero, e nelle ultime generazioni raggiunge risultati veramente eclatanti, come ad esempio il garantire quasi un anno di funzionamento al buio con l’esposizione alla luce di solo poche ore.

 

Radio-Controllati e Eco-Drive: come conservarli in efficienza

Postato Da IL Dic 2, 2014 in post tecnici |

radocontrollatofiguraI prodotti di alta tecnologia, in Orologeria come in ogni altro settore, hanno necessità di un occhio di riguardo, rispetto ai normali articoli di uso corrente.

E ciò non perché sono più delicati o più esposti a problematiche, ma semplicemente perché sono “diversi” e più performanti, e di conseguenza pretendono attenzioni di tipo differente rispetto al solito.

In realtà, quanto sto per esporre non ha nulla di trascendentale, e molte delle cure che dobbiamo riservare a Radio-Controllati e/o Eco-Drive, sono le medesime che useremmo per un normale orologio meccanico. Altre invece sono specifiche, mentre potremmo evitare alcune operazioni che in caso di articoli tecnologici risultano inutili.

Vediamo quindi nel dettaglio come dovremmo conservare i nostri orologi di alto tasso tecnologico.

Innanzitutto precisiamo che questo post si riferisce ai normali utilizzatori, e quindi all’utente finale, ma anche ai concessionari, e ciò non per “insegnare” il mestiere a nessuno, ma semplicemente per stabilire dei parametri.

Iniziamo dagli Eco-Drive.

Sappiamo che questi particolari orologi, ormai divenuti una costante di tutte le Collezioni di Citizen, sono equipaggiati da un accumulatore e non da una batteria di tipo comune. È importante sottolineare che non risentono in modo sensibile della criticità dell’altezza del posto di conservazione, come i normali orologi a quarzo, in quanto la perdita di energia dovuta alla forza di gravità è ripristinata alla prima ricarica.

È invece di fondamentale importanza che i luoghi di conservazione siano assolutamente asciutti e privi di sbalzi di temperatura, e perciò non vanno esposti a temperature anomale.

Sono da evitare quindi vetrinette o punti dove la luce artificiale sia diretta e scaldi in modo eccessivo.

Questa accortezza è da osservare se l’orologio viene esposto ininterrottamente per lunghi periodi, come nelle vetrine dei dettaglianti illuminate a luce calda, oppure nelle bacheche degli utilizzatori.

È invece consentito, anzi consigliato, esporli per brevi periodi (6/8 ore) alle medesime luci, per effettuare una ricarica, ma ciò dovrebbe avvenire saltuariamente, oppure alla bisogna.

Gli Eco-Drive restano sempre efficienti se esposti costantemente alla luce “normale”, occorre quindi anche evitare di lasciarli a lungo al buio dentro un cassetto o dentro la cassaforte, e se dovesse accadere occorre ripristinare la carica proprio esponendo drasticamente per 6/8 ore l’orologio ad una luce artificiale, CON LA CORONA DI MESSA IN ORARIO COMPLETAMENTE ESTRATTA. Questo accorgimento è di fondamentale importanza quando l’orologio è molto scarico, perché se la corona non fosse estratta sarebbe come riempire d’acqua un secchio bucato.

È buona norma, in caso di collocazione a riposo per brevi periodi, estrarre la corona per bloccare l’orologio, come faremmo per un qualsiasi orologio elettronico tradizionale, in modo da preservare l’accumulatore da richieste non necessarie di energia, con la differenza che contrariamente ai normali quarzi a batteria, per gli Eco-Drive dovremmo usare questa accortezza solo se li riponessimo in un luogo buio.

Di altre cure il nostro Citizen Eco-Drive non ne pretende, ma attenendoci a queste poche regole appena esposte lo manterremmo in piena forma per un periodo molto vicino all’eternità.

Passiamo ora ai Radio-Controllati.

Per loro, dato che tutti sono anche equipaggiati del sistema Eco-Drive, valgono le regole precedenti.

In aggiunta dobbiamo considerare che questi segnatempo sono la somma di un orologio e di un sofisticato ricevitore di onde radio, né più né meno che una radio multi-frequenza e molto miniaturizzata.

Cure inerenti la conservazione in senso stretto non sono necessarie, ma tutto quanto verrà esposto in seguito si riferisce ai consigli per il mantenimento attivo delle funzioni, essendo la messa in orario, per questi modelli, abbastanza elaborata, al pari di una programmazione.

Va da sè che è conveniente per chiunque, concessionario e utente finale, mantenere l’orologio sempre funzionante e sull’ora esatta, pronto a ricevere il segnale quando trasmesso.

La prima raccomandazione, sia ai privati che ai colleghi, è quella di leggere attentamente le istruzioni allegate ad ogni orologio: è un’esortazione che può apparire banale, ma solo attuandola ci si può rendere conto delle piccole migliorie che vengono inserite nei nuovi modelli, e di conseguenza evitare problemi.

I Radio-Controllati sono ormai macchine perfette, e molte delle colpe di malfunzionamento che vengono loro attribuite sono da imputare ad una manutenzione non corretta.

Queste le più importanti raccomandazioni:

1) Prima del primo utilizzo effettuare le operazioni di:

a) Ricarica drastica ponendo l’orologio a circa 30 cm. da una luce artificiale di circa 30 w. per 6/8 ore con la corona di messa in orario completamente estratta

b) Allineamento delle lancette (porle tutte a ore “12”, anche quelle dei contatori), data tra 31 e 1

c) Fissare l’ora di riferimento (per il nostro fuso orario, mettere la lancetta delle ore all’1

d) Settare l’ora corrente

e) Nei modelli che lo consentono, scegliere “ON” per il cambiamento automatico tra ora legale e solare.

Consiglio ai colleghi di effettuare queste operazioni appena l’orologio giunge in negozio, in modo di farlo trovare già programmato al cliente.

2) È assolutamente da evitare la “scorciatoia” di far prendere il segnale all’orologio al momento della vendita, o di metterlo in orario senza prima programmarlo. Questi comportamenti mettono l’orologio in condizione di non avere probabilmente a memoria il nostro fuso orario o il cambio data, oppure il passaggio all’ora legale, e quindi alla prima ricezione o al primo cambio mese non segnerebbero i dati corretti, facendo pensare ad una inefficienza tecnica.

Nel nostro Centro Assistenza riceviamo decine di Radio-Controllati che in realtà hanno esclusivamente bisogno di una corretta programmazione iniziale, e questa può darla esclusivamente il dettagliante.

3) A maggior ragione, una volta programmati, andrà evitato di chiudere al buio o in cassaforte i nostri Radio-Controllati, a meno che non si sia in grado di procedere alla programmazione: in questo caso, in pochi minuti tutto viene risolto.

4) Un’altro comportamento altamente sconsigliabile è quello di provare ripetutamente a ricevere manualmente il segnale.

Questa operazione viene effettuata durante i primi giorni di pssesso dell’orologio, un po’ per tranquillizzarsi circa il suo funzionamento, e un po’ per dilettarsi con il “giocattolo nuovo”.

State tranquilli: il vostro Radio-Controllato funziona! E se qualche volta non capta il segnale è perché in quel momento probabilmente non c’è molta ricezione oppure questi non è trasmesso.

Ogni Radio-Controllato di Citizen è programmato per sincronizzarsi attraverso due tentativi automatici di collegamento che avvengono di notte per usufruire del rimbalzo delle onde sullo strato di Heaviside che si trova nella ionoisfera.

Può succedere anche che, a causa del maltempo o di altri fattori naturali, il segnale non venga ricevuto per alcuni giorni. Nessun timore: il vostro orologio è in grado di funzionare comunque con la precisione di un quarzo di ultima generazione, e i pochi decimi di scarto che accumulerà in questi giorni verranno compensati alla prima ricezione.

Insistere nelle ricezioni manuali potrebbe portare ad un abbassamento del livello di carica dell’orologio, il quale continuerebbe a funzionare perfettamente come segnatempo, ma correrebbe il rischio di non poter alimentare correttamente il ricevitore, obbligandoci ad una ricarica drastica e alla successiva ri-programmazione.

Possiamo quindi sintetizzare la manutenzione corretta dei nostri Citizen ad una lettura attenta del manuale e all’applicazione di pochi concetti di base, primo tra tutti quello di conoscere in modo approfondito il nostro orologio.

Per aiutarci in ciò, oltre al manuale, possiamo leggere alcuni consigli pubblicati al seguente link:

http://blog.gioielleriacannoletta.it/category/faq/page/2/

scegliendo il modello del nostro orologio.

Per qualsiasi dubbio o perplessità, oppure per indicazioni suppletive, invito privati e colleghi a contattarmi all’indirizzo enrico@cannoletta.it, o a leggere gli aggiornamenti su Blog Tecnico-Informativo.

 

 

Il collimatore a laser

Postato Da IL Ago 19, 2014 in post tecnici |

Nel panorama orologiero, Citizen rappresenta un evidente motivo di arricchimento, in quanto costituisce uno dei motori più importanti nella ricerca delle nuove tecnologie.

raggio-traente1Raramente, in passato, il settore è risultato così vivo e dinamico, e ciò anche di conseguenza alle sferzate nel campo della sperimentazione di vie nuove inferte da marchi come Citizen, sempre attenti nalle nuove tecnologie.

È altrettanto vero, inoltre, che il brand giapponese sia il più attivo in assoluto, con la scoperta del sistema Eco-Drive, lo sviluppo di nuove celle solari specifiche, l’utilizzo di ricevitori radio e satellitari, e altro ancora.

Una nuova frontiera è stata recentemente aperta con l’introduzione del laser in Orologeria.

Il sistema di collimazione a laser è infatti l’ultima miglioria tecnologica di una lunga serie e viene a risolvere il problema annoso dell’allineamento delle lancette, che se risulta grave per gli orologi meccanici, per quelli elettronici, in particolare se dotati di ricevitore di segnale, è addirittura critico se non fondamentale.

Sappiamo tutti che per il corretto funzionamento di un sistema segnatempo radiocontrollato o a ricezione satellitare è necessaria un programmazione per trasferire alle lancette le varie posizioni di partenza, per metterle in condizione di raggiungere la collocazione appropriata fornita dal segnale correttore.

Se non esistesse il punto di partenza, tutte le indicazioni sarebbero sfalsate.

Il problema che sorse a questo punto fu quello della difesa da eventuali sfalsamenti causati da manovre errate oppure da urti, i quali, modificando la posizione di una qualsiasi delle lancette, introdurrebbero errori di visualizzazione dell’orario.

Nacque così l’idea di introdurre nei moduli più sofisticati un sistema di controllo del corretto allineamento.

In origine furono prese in considerazione, in fase di progettazione, numerose soluzioni, a partire da un controllo ad infrarossi da inserire tra vetro e quadrante, ma ben presto questa idea risultò impraticabile per motivi pratici, dovuti alle dimensioni e all’inestetismo dei componenti e alle inevitabili interferenze che avrebbero vanificato il progetto.

Citizen è nota anche per essere molto pignola nella scelta delle soluzioni finali, le quali vengono adottate solo ed esclusivamente con um livello di imprevisti potenziali pari a zero.

Si optò quindi per una scelta che avrebbe coinvolto l’ambito tecnico del movimento.

La tecnologia laser venne in soccorso, in quanto di facile miniaturizzazione e di grande affidabilità.

Il collimatore venne perciò così concepito: fu piazzato un emettitore di raggio laser in grado di dirigere il fascio di luce verso un ricevitore, attraverso il ruotismo.

Rivoluzionando quel tanto che bastò la disposizione delle varie ruote, si ottenne una sovrapposizione di livelli delle ruote significative, alle quali fu praticato con estrema precisione un foro.

I vari fori si sovrappongono a loro volta proprio nel punto di interferenza tra ricevitore e trasmettitore laser.

Il raggio laser deve quindi, periodicamente e necessariamente, attraversare i vari fori e raggiungere la destinazione, a conferma che l’allineamento e corretto.

Qualora non il raggio laser non raggiungesse il ricevitore nei tempi previsti, si attiverebbe un sistema di correzione automatico che ripristinerebbe le condizioni ottimali.

Immaginiamo ora le dimensioni del sistema brevemente spiegato sopra: il tutto deve essere contenuto in alcuni decimi di millimetro, in modo da non creare spessori e quindi attriti indesiderati e non influenzare minimamente lo scorrere del ruotismo.

Un’altro problema brillantemente risolto dagli ingegneri di Citizen, fu quello delle frizioni.

Il correggere la posizione delle ruote e quindi delle relative lancette ad esse ancorate, comporta uno slittamento calibrato in modo da poter consentire la correzione, senza essere così “allentato” da introdurre slittamenti indesiderati durante il funzionamento.

Il sistema è stato introdotto ormai da diversi mesi nei modelli di radiocontrollati e di ricevitori satellitari più evoluti, e, tutti ne sono testimoni, nessuno ha mai potuto contestare un suo malfunzionamento, con un livello di ritorni in laboratorio causati dal collimatore, almeno al momento della redazione del presente articolo, pari a zero.

Ma se pensassimo che i laboratori Citizen siano paghi del risultato, probabilmente prenderemmo una solenne cantonata.

Se prendiamo ad esempio le innovazioni del passato, ci accorgiamo che le evoluzioni sono periodiche e molto frequenti, basti pensare che Eco-Drive è addirittura arrivato alla settima generazione, e i ricevitori alla quarta.

Èlegittimo chiedersi, di conseguenza cosa Citizen ci riserverà per il Futuro.

 

Eco-Drive raccontato come non mai

Postato Da IL Feb 8, 2014 in post tecnici |

Navigando in rete, senza una precisa meta, mi sono imbattuto in questo video proposto da citizenwatchesindia, che spiega in modo mirabile alcune caratteristiche del sistema di ricarica più famoso del mondo, accennando a particolari che spesso si dimenticano.

Assistiamo al filmato cliccando sull’immagine.

Come abbiamo notato, il regista del video ha posto l’accento sulla capacità delle celle di Eco-Drive di “catturare” ogni tipo di luce, sia quella solare che quella artificiale, specificando che sono valide a questo scopo sia le lampade a incandescenza che quelle a luce fredda.

Questa è una caratteristica che spesso si tende a dimenticare, ma che risulta, nei fatti, importantissima.

Dobbiamo specificare che la luce, secondo le più recenti definizioni scientifiche “viaggia” a frequenze diverse, essendo essa di origine in parte corpuscolare ma soprattutto composta da pura energia.

La luce solare, a seconda della sua intensità e incidenza sul nostro pianeta, assume frequenze diverse. Quella artificiale varia in modo ancor più evidente, a seconda della sua natura e ovviamente del colore.

Ebbene, Citizen, a seguito degli studi effettuati, è riuscita ad ottenere celle in grado di aprirsi al più ampio range di frequenze possibili, risultando veramente efficace in ogni frangente.

Un’altra delle importanti peculiarità del sistema Eco-Drive sottolineato dal filmato, si riferisce alla sua capacità di passare in stan-by dopo un dato periodo di buio, per conservare al massimo l’energia accumulata, per poi ripristinare automaticamente l’ora corretta alla prima esposizione alla luce.

Inutile inoltre dilungarsi sulla grande affidabilità del sistema, esaltata dal consumo energetico veramente minimo dei movimenti Citizen, e supportata dall’enorma attitudine alla cattura della luce.

Insomma, non sarebbe male di tanto in tanto riguardare questo video, se non altro per ricordarci tutte quelle funzioni del nostro orologio, che con il tempo dimentichiamo e trascuriamo.

Tecnica Orologiera: La “Guerra delle Alte Frequenze”

Postato Da IL Nov 11, 2013 in post tecnici |

Esiste una battaglia che vede impegnate un po’ tutte le maison produttrici di orologi siano esse specializzate in Orologeria Meccanica che Elettronica.

Mi riferisco alla “Guerra delle Frequenze”.

itterbioPare strano che in un blog che si occupa di tecnica orologiera ci si riferisca ad un titolo del genere, il quale farebbe pensare immediatamente al mondo delle Telecomunicazioni.

Ma le frequenze che analizzeremo non sono quelle delle varie portanti, pur avendo esse stesse una propria lunghezza d’onda: sono invece i cicli relativi alla base dei tempi per il funzionamento degli orologi e responsabili per gran parte della loro precisione.

Ritengo inoltre questo argomento di chiara attinenza e attualità riguardo a Citizen, il quale è leader nella produzione di orologi radio-controllati e satellitari, i quali ricevono un segnale che li regola sull’ora fornita dagli orologi atomici, dei quali vedremo al termine di questo articolo l’estrema importanza ai fini della frequenza.

La ricerca di una frequenza sempre maggiore e ogni volta più stabile è iniziata dalla notte dei tempi della tecnica orologiera, addirittura con il pendolo, il quale scandisce i secondi nella loro pienezza.

Il ragionamento è il seguente: maggiore è la capacità di dividere il secondo in frazioni sempre più piccole per ottenere la base campione, minore sarà l’errore finale, in quanto sarò in grado di intervenire nelle correzioni fino ad unità sempre più piccole. Filosoficamente si può anche dire che maggiore è l’unità campione, più vicina essa sarà allo scorrere costante del tempo.

Questa analisi è quella su cui si è sempre basata una ricerca tecnica che è ben lungi da essere terminata, ma che avanza a mano a mano che le conoscenze dell’Uomo in Fisica si fanno più importanti.

Il normale bilanciere di un comune orologio meccanico ha oggi la capacità di raggiungere le 28.800 alternanze orarie, equivalenti a 8 alternanze al secondo, pari a 4 Hz.

Già negli anni ’60, sotto la spinta concorrenziale degli orologi elettronici, Girard Perregaux con il suo Gyromatic raggiunse la frequenza di 5 Hz. con un orologio capace di generare 36.000 alternanze orarie. L’anno successivo Longines costruì il suo mitico Ultra-Chron, che fu considerato a quel tempo l’orologio più preciso del mondo, e del quale la Maison affermava fieramente fosse in grado di avere un margine di errore di un minuto al mese!

L’epoca d’oro dei quarzi introdusse l’abitudine ad affidarsi a frequenze sempre maggiori, essendo in grado questo cristallo, sollecitato da impulsi elettrici, di oscillare a 32.768 Hz.

A questo si deve la grande precisione degli orologi elettronici, i quali possono contare sulla possibilità di intervento a variazioni anche millesimali.

Gli studi sulle frequenze meccaniche non si sono però fermate, ed hanno avuto una grande gratificazione con la soluzione offerta da Audemars Piguet, il quale con un nuovo scappamento sposto il limite di categoria a ben 43.200 alternanze orarie, e successivamente con il raggiungimento degli 8 Hz.

Contemporaneamente in Orologeria Elettronica, Bulova ha infranto la barriera delle frequenze del quarzo semplice, studiando una nuova forma con cui modellare questo cristallo, solitamente costruito a diapason e quindi con un gambo e due bracci. Con l’introduzione sul mercato di Precisionist, attualmente definito a sua volta l’orologio da polso stand alone più preciso del mondo, il quarzo si è visto aggiungere un terzo braccio, con il risultato che l’oscillazione, abitualmente orizzontale, è divenuta torsionale, raggiungendo con estrema stabilità 262.144 Hz.

Sul fronte opposto il fermento è massimo.

Alcune Maison importanti hanno investito parecchi in questo tipo di ricerca, per cui negli ultimissimi mesi, e addirittura negli ultimi giorni abbiamo assistito a sviluppi clamorosi.

Tag-Heuer con Mikrogirder è arrivato a scomporre il secondo in ben 5/10.000 unità, ovvero una frequenza di 2.000 Hz.

Per raggiungere questo risultato la maison di La Chaux de Fonds ha dovuto inventare un organo a levismo orizzontale che facesse le funzioni del bilanciere, a cui affidare la base dei tempi del suo cronografo meccanico.

Ma anche sul fronte della più pura tradizione, ovvero con l’utilizzo del caro, vecchio bilanciere canonico sono calati i carichi da 90: Breguet ha messo a punto e distribuito nel 2011 Chronograph Type XXII, che raggiunge 72.000 alternanze orarie, corrispondenti a 10Hz.

Per raggiungere questo risultato impressionante, ormai poco distante al limite della percezione umana del movimento, Breguet è intervenuta con sensibili migliorie applicate alla stabilità e alla rotazione dell’asse.

In questo caso possiamo notare quanto importante sia la Storia e la Tradizione di un brand, anche negli studi e nelle nuove proposte.

Abraham-Louis Breguet fu l’inventore del Tourbillon, ovvero del sistema che riesce a correggere sensibilmente l’influsso della forza di gravità sul bilanciere.

La maggior parte degli appassionati e anche qualche tecnico credono che la soluzione sia stata raggiunta grazie alla rotazione della gabbia dello scappamento e del bilanciere, la quale non offre più una posizione statica all’attrazione terrestre.

Lo stesso Breguet aveva però confessato pubblicamente che il vero segreto risiedeva nel grande miglioramento ottenuto nella stabilità e nella rotazione dell’asse.

Ed è stato in questa direzione che la Maison si è gettata per arrivare, prima di ogni altra al mondo, a raggiungere la barriera dei 10 Hz.

Ma la ricerca scientifica pare inarrestabile, e come sempre sconfina nella Matematica Pura, nella Fisica e nella Filosofia.

Ma in realtà cos’è il “secondo”?

La definizione è la seguente: durata di 9 192 631 770 periodi della radiazione corrispondente alla transizione tra due livelli iperfini, da (F=4, MF=0) a (F=3, MF=0), dello stato fondamentale dell’atomo di cesio-133.

In pratica si tratta del tempo che questa particella impiega a ritornare al suo stato di quiete dopo una sollecitazione.

Questo è il motivo principale per cui la maggior parte degli orologi atomici attualmente siano prevalentemente al Cesio.

E’ notizia però di questi giorni della scoperta di un nuovo sistema (in foto sotto il titolo) basato sull’Itterbio, numero atomico 70, il quale avrebbe una stabilità ancora maggiore del cesio e quindi è in grado di garantire un intervallo pressochè costante, per cui in grado di garantire una precisione di circa un nanosecondo al secolo!

A quando il prossimo capitolo?