Storia di una passione.

Un blog come Citizenmania è anche l’occasione per raccontarsi addosso.

E’ un invito che formulo a tutti gli amici Citizenmaniaci.

Per dare il buon esempio permettetemi quindi di raccontare due aneddoti esplicativi del mio presente di blogger.

Molti dei lettori si saranno accorti dell’enfasi e il trasporto con il quale parlo di Orologeria in generale, e di Citizen in particolare.

Anzi, amici attentissimi come mirco017 e Francesco C. l’hanno anche sottolineato in qualche occasione.

Ebbene non lo nego.

Tengo però a precisare che questi comportamenti non hanno origine … patologica, ma derivano da fatti vissuti e concreti.

Mi piace quindi trascrivere in questo post i … traumi che mi hanno provocato le malattie di Orologite e Citizenite.

Dovete sapere che all’età di 6 anni, riuscii a scocciare così a fondo mio padre, orologiaio che negli anni ’60 lavorava in laboratorio di giorno e in casa di notte, fino ottenere di poter smontare una sveglia.

Papà disarmò la molla, che sarebbe stata pericolosa per me, e acconsentì.

Si sa che le emozioni provate in tenera età sono amplificate al punto di condizionare una vita: e così fu.

Ma allora, direte voi, l’amore per Citizen, da cosa è nato?

Facciamo un salto di 11 anni, ormai diciottenne, e mi trovate impegnato nel negozio paterno ormai da 5 anni, nonchè studente privatista (quindi a tempo perso) per conseguire i titoli di studio oggi indispensabili.

Al mio attivo avevo già un paio di corsi di orologeria, e qualche seminario di gemmologia, a intervallare le presenze in Università dopo il diploma di Ragioniere.

Mio padre era un perfetto purista, e come tale, ai tempi, aborriva in Orologeria soprattutto 3 cose: gli orologiai improvvisati, gli orologi Timex e gli orologi giapponesi in genere.

Il sottoscritto viveva queste avversioni in modo contrastato perchè assisteva a veri e propri successi nelle vendite, subiti passivamente dalla nostra azienda.

Corse opportunamente e inaspettatamente in mio aiuto un caro amico di papà, Fernando Brivio, competente rappresentante che era passato da Breil a Citizen.

Brivio si intratteneva con noi ad ogni suo passaggio cercando di convincere mio padre a inserire Citizen tra i nostri marchi. Con risultato nullo e continui lazzi e sfottò da parte di papà.

Da parte mia, continuavo il “lavoro ai fianchi” lamentando ora la scarsa sensibilità di mio padre, ora la sua scarsa attenzione al futuro, o qualsiasi altra analisi che mi saltasse in mente.

Un giorno Brivio ci presentò il depliant del primo Citizen a LCD con cronografo a 1/10 di secondo (antico predecessore di quello illustrato sotto al titolo).

Era la fine degli anni ’70 e un prodotto del genere era veramente avveniristico.

Mio padre mi vide con letteralmente con la bava alla bocca, e conoscendo la mia passione per l’elettronica, seconda solo a quella per l’orologeria meccanica (avevo e continuo ad avere un laboratorio attrezzatissimo in casa dove progetto e costruisco circuiti elettronici), disse che se Brivio avesse acconsentito a vendere un solo pezzo, avrei potuto acquistare quel cronografo per metterlo in vendita.

Ci scambiammo una rapida occhiata con Fernando, il quale prese la palla al balzo e disse: “Farò di più! Vi venderò questo singolo pezzo e contemporaneamente vi aprirò a mio rischio una posizione come concessionari”.

Corsi immediatamente a scrivere un cartello che apposi in vetrina per annunciare l’arrivo di quella meraviglia: l’indomani l’orologio era già venduto su prenotazione!

Nacque in quel momento una collaborazione che dura da 37 anni con reciproca soddisfazione di dettagliante e distributore, e naturalmente il mio affetto per Citizen.

Questo brand rappresenta infatti la prima scelta che ebbi modo di effettuare nella mia carriera di imprenditore, il mio primo successo e una delle occasioni in cui mio padre mi disse che era fiero di me.

Papà è purtroppo mancato ad agosto di quest’anno, lasciandomi la sua cultura di Orologiaio e i grandi consigli che mi hanno accompagnato tutta la vita. Era un grande appassionato di Orologeria meccanica, profondo e ascoltato conoscitore di tutti gli aspetti della nostra arte. Il suo ultimo orologio, quello che ha portato gli ultimi anni era un Citizen, e potete immaginare perchè lo teneva al polso.

Questo spiega la mia enfasi?


6 Commenti

  1. è molto bello quello che hai vissuto e continui a vivere, una passione vera che in realtà non è fanatismo insensato ma una pura passione nata nel migliore dei modi, con la figura di un Padre che oltre ad essere un esempio per un bambino di soli 6 anni è il fulcro dell’espressione che maturata in te ha sfociato in un amore per il mondo dell’orologeria, vivendola passo passo con la figura di un Padre che ti ha lasciato anche un bagaglio culturale che ti è cresciuto come un meccanismo meccanico, avrai tanto da dire a chi verrà…..

  2. mirko017

    Ritengo sia un privilegio il fatto di poter svolgere come lavoro cio’ che in realta’ rappresenta la propria passione.
    Purtroppo non tutti riescono ad avere questa opportunita’.
    Mi spiace per tuo padre, non sapevo che fosse mancato ad agosto.
    Almeno ha avuto la soddisfazione di vedere che il proprio figlio ha coltivato la sua stessa passione e anzi l’ha ampliata avvicinandosi anche a nuove tecnologie.
    Anche questa e’ una cosa che non capita a tutti.
    E’ notevole che il tuo approccio al mondo Citizen sia avvenuto non tramite un tradizionale orologio meccanico, bensi’ con uno al quarzo e addirittura con display digitale a cristalli liquidi, una cosa rivoluzionaria per l’epoca.

    Io invece sono arrivato a Citizen in modo completamente diverso.
    Il mio primo orologio in assoluto e’ stato uno Zenith, ovviamente meccanico e con carica solo manuale, regalatomi da mia nonna quando ero molto piccolo. Ricordo che in pratica lo indossavo solo nelle “grandi occasioni” e del resto era forse un po’ eccessivo per un bambino.
    Poi quando andavo gia’ alle medie i miei genitori mi regalarono un orologio subacqueo (ma non “da sub”, come disse il negoziante): mi pare che la marca fosse Tavernier.
    Anche questo era meccanico con carica manuale e lo indossavo regolarmente tutti i giorni.
    Il mio primo orologio “serio” fu un Seiko Quartz regalatomi dai miei genitori per la promozione al termine della quarta ginnasio nel 1975: all’epoca mi sembrava eccezionale perche’ era precisissimo (andava avanti solo di 5 secondi al mese in media).
    L’ho portato per diversi anni, poi e’ esplosa la moda degli orologi digitali e ne ho avuto un paio sempre della Seiko.
    Successivamente ho comprato diversi Casio dotati delle funzioni piu’ incredibili (termometro, altimetro, barometro, cronometro a 1/1000 di secondo, ecc., uno addirittura misurava la pressione sanguigna…!).
    L’ultimo a display digitale e’ stato un Lorus.
    Anche questo era molto preciso, ed e’ stato finora l’unico orologio al quarzo che ritardava leggermente anziche’ anticipare.
    Dopodiche’, un po’ per l’eta’ che avanzava un po’ perche’ cominciavo a stufarmi sia dell’estetica di questi orologi digitali sia del fatto di dover sempre cambiare la pila all’uno o all’altro, fui colpito da una pubblicita’ Citizen che reclamizzava un modello Eco-Drive.
    Mi sembro’ la soluzione definitiva e cosi’ nel 2000 ebbi il mio primo Citizen: era appunto un Eco-Drive con calibro 0870, cronometro, allarme e calendario perpetuo.
    Finalmente libero dalla schiavitu’ delle pile.
    Nel 2002 mi comprai un Seiko Kinetic Autorelay, tanto per restare nel campo degli orologi che non hanno bisogno di cambiare la pila.
    Poi nel 2004 vidi una pubblicita’ del Citizen Pilot: era sempre un Eco-Drive ed in piu’ era anche radiocontrollato, cosa volere di piu’?
    Naturalmente l’ho comprato e da allora, progressivamente, anch’io ho sviluppato la “Citizenite” tanto che adesso ho complessivamente 16 Citizen, di cui 13 radiocontrollati.

    Penso di avervi annoiato abbastanza, pertanto, vista anche l’ora tarda, vi saluto.

  3. Francesco C

    Dunque la grande competenza di Enrico ha radici veramente lontane! Complimenti e continua così!

    Io ho avuto il mio primo orologio serio nel 1963, un Tissot Seastar che ho ancora e che funziona abbastanza bene. All’epoca chiaramente non c’erano orologi al quarzo e quindi la mia passione si è sviluppata con modelli meccanici, nel 67 mi sono preso un Rolex Datejust, nel 70 un GMT Master e poi … valanga. Quando sono usciti i primi digitali ne ho presi un po’ per curiosità, li ho ancora tutti, un Pulsar del 1976, un raro Hewlett Packard HP01 a LED e sono arrivato a Citizen con il Digi-Ana del 1980 che ho presentato in queste pagine.
    Spesso alla ricerca di novità tecnologiche ho seguito gli sviluppi di questa marca, mi sono quindi preso l’Alti-Chron e il primo Campanola e poi in tempi più recenti tutta una serie di Eco-Drive che hanno portato il totale (provvisorio!!) a tredici.

  4. Francesco

    Piacere, Francesco, vendo citizen multi alarm 2 come quello in foto, anno 1978, nuovissimo, mai usato, per contattarmi mail francecifarelli@alice.it

  5. @ Enrico
    Leggendo la tua storia mi sono veramente commosso. Ti ammiro molto per la tua passione che vagamente rispecchia la mia…

    Non sempre seguiamo le orme paterne ma quando il nostro istinto si sposa con gli insegnamenti ricevuti la passione ci travolge in quello che poi diventa il nostro futuro. Per te è stata l’orologeria, per me i computer. Esco un attimino Off Topic per dire che mio padre non vende ne progetta computer ma è stato un precursore e sostenitore fervente oltre che della Apple anche dell’uso dell’informatica nella Pubblica Amministrazione e ha sempre fatto in modo che informatica e computer facessero parte della mia vita. Ma anche nel suo caso fu il padre, mio nonno, a instillargli questa passione. E così mio nonno che era magistrato fu l’ispiratore ed utilizzatore di una banca dati giuridica, la prima per l’esattezza che si poteva consultare da casa, con una stringa infinita di caratteri speciali. Era l’epoca dell’Apple IIe.
    Io non colleziono orologi, come ho avuto modo di scrivere anche nel mio post, ma diciamo che ne possiedo un po’, dovuti a eredità e regali, perché il mio orologio, quello di tutti i giorni, sarà solo il Citizen che scelgo quando deve sostituire il precedente per cause di forza maggiore. Così è stato in passato, è stato recentemente, e sarà in futuro.

    Spero avremo modo di scambiarci opinioni in futuro. Sono contento del dibattito che si è aperto in merito alle differenze tra i calibri B877 e G670 nei commenti del mio post e il sapere che sei un orologiaio esperto mi fa attendere con ansia (non poca a dire il vero) la tua risposta alle mie elucubrazioni.

    Un saluto,
    Andrea

  6. Carissimo Andrea,
    frequentando il blog ti sarai accorto che qui l’atmosfera è assolutamente rilassata e cordiale.
    Questo è il primo (e credo unico) Corporate Blog al mondo in cui la casa titolare consente dibattiti, commenti, chiarimenti e qualsiasi forma di espressione.
    Fabio Dell’Orto, editore del Blog, si muove in una perfetta e assoluta libertà editoriale.
    Il sottoscritto come referente tecnico non ha mai e poi mai subito, non dico pressioni, ma neppure suggerimenti, se non la comunicazione di dati tecnici, peraltro da me richiesti.
    Ne deriva che nessuno può nè deve sentirsi offeso riguardo a opinioni personali, specie se tecnicamente motivate e competenti come le tue.
    Detto questo scendo nel piacevole e garbato dibattito da te proposto.
    E’ vero tutto quanto hai scritto.
    Mi darai atto però, che non sempre il sottoscritto può scendere in particolari tecnici: mi basta quasi sempre dare l’idea di base del funzionamento, in modo da capitalizzare al massimo il risultato di un orologio efficiente per chi formula le domande.
    Le misurazioni che abitualmente eseguono i tecnici di Citizen, compreso immodestamente il sottoscritto, comprendono la rilevazione sia di tensione che di intensità, e i dati rilevati vengono confrontati con le apposite tabelle, sulle quali in alcuni casi vengono esposti anche i limiti minimi di funzionamento.
    Pensa che i tester utilizzati per il controllo e la riparazione dei circuiti, come puoi immaginare, prevedono anche i normali potenziometri attraverso i quali V. e A. vengono dosati in modo da rilevare il funzionamento o le eventuali anomalie, anche in relazione a insufficienti fonti di energia.
    Il rilevamento specifico del funzionamento di una cella solare viene quindi fatto rispettando tutti questi parametri, e le misurazioni sono eseguite sia a accumulatore collegato che scollegato.
    Questo per “difendere” la qualità del calibro G670, anche quando il quadrante utilizzato è in madreperla.
    Tutto sommato però, questo dibattito potrebbe essere un’idea per un articolo che descriva gli avveniristici strumenti in dotazione di un Centro Assistenza Citizen.
    Cosa ne pensi?
    P.S.: conservo il mio Apple IIe come una reliquia, e ogni tanto lo faccio funzionare.
    Salutissimi

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