Anatomia di un ECO-DRIVE.

Per questo test di laboratorio è stato scelto un calibro “miliare” della tecnologia CITIZEN, in grado di dimostrare l’alta efficienza dei tecnici nipponici anche applicata a prodotti da prezzo non esorbitante.
Si tratta del calibro Citizen E 111 M, nella fattispecie montato sul modello BM6530-04P con un prezzo al pubblico pari a €. 98,00.

Citizen Eco Drive Modello BM6530-04P

Citizen Eco Drive Modello BM6530-04P

Faccio violenza al mio istinto di orologiaio purista abituato ad elogiare le caratteristiche delle celle solari che sono esaltate da colori di quadrante meno accesi, e scelgo questa versione con quadrante giallo, anche curioso di verificarne i risultati.

Il primo test, a cassa ancora sigillata, è quello di impermeabilità, che viene ampiamente superato raggiungendo impeccabilmente i 10 bar.
Il fondello a vite si asporta con la giusta applicazione della forza, segno di buona elasticità della guarnizione e di un’aderenza precisa al corpo-cassa.

Ci appare subito la lucida platina, sobria ma completa delle indicazioni che servono al tecnico.
Il foro creato per raggiungere la leva per rimuovere l’albero di messa all’ora, indispensabile per liberare il modulo ed il meccanismo dalla cassa, è bene identificabile e comodo da usare.

La bobina appare ben protetta da abrasioni accidentali.
L’accumulatore usato e il Panasonic MT 621, che alloggia in una sede creata per collocarlo anche in modo intuitivo (non dimentichiamo che non si tratta di una semplice batteria e quindi la brida del negativo deve agganciare il suo contatto).

Un primo controllo di marcia si può effettuare ponendo i puntali del tester rispettivamente in posizione “A1” (come marcata sulla platina), e un punto della platina stessa (in questo caso non serve rispettare la polarità): avremo così l’effetto funzionamento dato dall’oscillare della lancetta del tester avanti e indietro ogni secondo, in accordo con quella dei secondi dell’orologio. L’intensità raggiunta sull’analizzatore deve essere attorno ai 0,3 V.

A questo punto si può procedere al controllo del consumo del modulo.
Occorre, per raggiungere lo scopo senza creare danni, assolutamente rimuovere l’accumulatore, e alimentare i circuiti dall’esterno, attraverso gli appositi strumenti di controllo.
I puntali vanno sistemati in questo modo: il positivo su un qualsiasi punto della platina, ed il negativo nel punto “A1”. Solo ora possiamo dare tensione, ponendo l’analizzatore sui 10 micro-ampere di fondo scala.
Il risultato ottenuto è molto lusinghiero, restando abbondantemente al di sotto dei 4 micro-ampere.
La scheda tecnica stabilisce 5 micro-ampere come “spartiacque”: al di sopra del cui limite occorre revisionare la parte meccanica.

Un altro controllo che può soddisfare la mia curiosità è la misura della resistenza della bobina.
In fase di riparazione questo è un test di fondamentale importanza perché evita all’utente finale una buona fetta di pecunia, in quanto il costo delle bobine (laddove fosse riscontrata un’interruzione o un corto-circuito e fosse possibile la sostituzione) è molto inferiore rispetto a quello dell’intero modulo.

Nel nostro caso la misura della resistenza va fatta assolutamente dopo aver rimosso l’accumulatore, e dopo aver smontato le parti che servono a proteggere il circuito.
Predisponiamo l’analizzatore a 10K-Ohm di fondo scala e misuriamo ponendo i puntali nelle apposite e intuitive piazzole delle piste del circuito corrispondenti ai capi estremi della bobina.
Anche in questo caso il risultato è ottimale raggiungendo i 2,2 K-Ohm, esattamente a metà del range indicato sulla scheda tecnica (da 2,0 a 2,4).

Non resta che curiosare dal lato quadrante per mettere a nudo la cella solare.
Essa consiste in un blocco che consta di tre componenti: il supporto della cella, la cella solare e la platina della ruota-ore.
E’ giunto il momento di rimontare il tutto e passare al test più significativo per l’utente finale: il crono comparatore.

La media ottenuta dalla somma di tre rilevazioni con base 2, 4 e 10 secondi è di circa 22 centesimi di secondo di anticipo nelle 24 ore: risultato che rientra in un range di eccellenza se si pensa che la fisica del cristallo di quarzo impone un lieve calo dell’oscillazione ad ogni variazione di temperatura sia positiva che negativa, con conseguente ritardo della marcia.
Un ultimo sfizio è costituito dalla verifica della capacità di ricarica, parametro che interessa accumulatore e cella solare.

La scheda tecnica offre molte alternative di controllo, riguardanti la luce media ambiente, e l’esposizione all’aperto sia d’inverno che d’estate. Per comodità scelgo un’esposizione dell’orologio a 3.000 lux (lampada da 30 W. A circa 20 cm.) con la quale il costruttore asserisce si raggiunga una carica sufficiente per 24 ore di marcia in circa 40 minuti.

Rimuoviamo ancora l’accumulatore e lo sostituiamo con uno scarico e avviamo un cronometro per rilevare i tempi.
Dopo pochi minuti l’orologio cessa il messaggio di carica insufficiente (la lancetta dei secondi avanza di due secondi per volta quando l’accumulatore è quasi scarico).

Raggiungiamo la piena carica in meno di 5 ore, più di due ore in meno di quanto dichiarato da Citizen.
La conclusione è l’impressione che Citizen riesca facilmente a mantenere anche sui prodotti di prima fascia di prezzo quella affidabilità che l’ha resa famosa nel mondo.

Enrico Cannoletta


1 Commento

  1. Fred Summer

    Lettura veramente molto interessante, specialmente perché verifica l’ottima funzionalità di un modello comunque economico. E poi mi ha fatto piacere scoprire che l’accumulatore si può sostituire come una comune pila senza dover ricorrere a specifiche attrezzature.

    Fred Summer

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  1. Si fa presto a dire … SUBACQUEO! - CITIZENMANIA - [...] fino ad ora sono stati un calibro storico di Citizen, l’Eco-Drive E111M, nell’articolo del 18 dicembre 2009, e recentemente,…

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