Laboratorio


Parola all’esperto”


Utilità del Citizen Wave Receiver

Postato Da IL Ago 12, 2016 in post laboratorio |

Utilità del Citizen Wave Receiver

Si fa un gran parlare dello straordinario “apparecchietto” in grado di captare il segnale per gli orologi radiocontrollati e “rimbalzarlo” sugli orologi.

In effetti il “Citizen Wave Receiver” appartiene a quella gamma di prodotti ad alta tecnologi che si Utilità del Citizen Wave Receiversono resi disponibili nell’ultimo salto generazionale dell’elettronica, e che Citizen ha sviluppato per coloro che hanno difficoltà ha farsi raggiungere dal segnale.

In pratica si tratta di un amplificatore costruito con componenti elettronici passivi, che non hanno bisogno di alimentazione. Vogliamo sottolineare questa caratteristica perché Citizen Wave Receiver non ha necessità di batterie. Questa affermazione può apparire strana anche a qualcuno che conosce l’elettronica di qualche tempo fa, ma è proprio così.

Avendo solo componenti passivi, Citizen Wave Receiver viene attivato dal segnale stesso che lo raggiunge e attraverso i suoi circuiti riesca ad amplificarlo e trasmetterlo a breve portata.

È l’ideale per coloro che si trovano nella fascia tra i 1.500 e i 2.000 chilometri dalla centrale emittente, che nel caso dell’Italia si trova come sappiamo nei pressi di Francoforte in Germania.

Ma anche coloro che hanno alcuni impedimenti tipo barriere architettoniche e pur essendo più vicini all’emittente lamentano molte cadute di ricezione, Citizen Wave Receiver costituisce la soluzione dei problemi.

Non serve invece a chi il segnale non lo riceve mai, in quanto non ci sarebbe nulla da amplificare, ma questo è un caso che in Italia non ho mai visto verificarsi.

Come si usa? Nulla di più semplice: si mette accanto all’orologio o agli orologi da far raggiungere dal segnale, e il gioco è fatto!

Non serve per i satellitari, ma solo per i radiocontrollati.

Citizen Wave Receiver può essere richiesto ad ogni Concessionario Citizen e ad ogni Assistenza Ufficiale del marchio, e costa solo €. 20,00 + spese di spedizione.

Per info enrico@cannoletta.it

40 anni: buon compleanno ECO-Drive

Postato Da IL Mar 18, 2016 in post laboratorio, post tecnici |

Era il 1976 quando Citizen, tra l’incredulità generale e, bisogna dirlo, anche tra la spocchiosa sfiducia di molti addetti ai lavori, presentava il primo orologio ad alimentazione solare. Con un forte richiamo all’emergenza ecologica il sistema fu chiamato Eco-Drive e utilizzava solo energia rinnovabile.

Sappiamo poi com’è andata a finire: Eco-Drive si è affermato come una delle innovazioni tecnologiche più 40 anni: buon compleanno ECO-Driveaffidabili dell’intera orologeria, tanto che oggi tutti i Citizen a catalogo mondiale sono equipaggiati da questo straordinario sistema giunto ormai alla decima generazione.

Eco-Drive si dimostrò affidabile da subito, anzi da ancora prima di apparire sul mercato. Il sottoscritto, orologiaio ormai vecchio, ricorda le tabelle tecniche relative alle prove di laboratorio (carpite per me dal laboratorio italiano grazie alla complicità di fedeli talpe), le quali non lasciavano alcun dubbio grazie a risultati positivamente ineccepibili.

Ma la grande forza di Eco-Drive, quella che lo rende inimitabile e inimitato, è la capacità di essere estremamente attivo ed efficace anche nelle frequenze della luce artificiale.

Il laboratori Citizen, avvantaggiati dalla loro esperienza anche nel campo della fisica teorica, hanno elaborato celle solari in grado di percepire la luce sia nella sua forma corpuscolare che ad onde, e soprattutto nel range della luce artificiale. Questo rende attivo Eco-Drive a 360° e per 24 ore al giorno.

Seppure i più puristi tra li utilizzatori preferiscano accumulare riserva esponendo al sole il loro Citizen, dobbiamo prendere atto che non è necessario: ogni frequenza, “calore” o quantità di luce è adatta a ricaricare il nostro orologio dotato di Eco-Drive.

Oggi infatti i possessori di un orologio Citizen possono affermare con orgoglio di essere i più piacevolmente “viziati” e gratificati del settore, essendo completamente liberi dalla schiavitù del cambio pila, che come indotto porta in eredità la minimizzazione assoluta della necessità di manutenzione.

Siamo vicini a poter dire che Citizen sta creando l’orologio eterno.

 

L’annoso problema dell’Assitenza Tecnica

Postato Da IL Dic 4, 2013 in post laboratorio |

Ho deciso di scrivere questo articolo, non tanto nella qualità di referente tecnico di questo corporate-blog, ma quanto per fare un attimo di chiarezza in un settore che solleva molte perplessità.

foto 2L’assistenza tecnica, il Customer Care e il post-vendita sono punti dolenti di ogni azienda, non solo del settore orologiero, ma anche di tutti i brand che trattano prodotti tecnologici.

Un mio conoscente, tecnico e dealer informatico, lamentandosi, suole affermare: “Nella prossima vita mi metterò a vendere sassi!”

Questa sintesi, sebbene comprensibile, non deve essere una giustificazione, ma rende l’idea di quanti siano i motivi di eventuale insoddisfazione che possono derivare da un servizio tecnico in genere.

Scendendo concretamente nell’argomento, occorre in primo luogo anticipare che Citizen Italia profonde molti sforzi ed alcuni dei suoi uomini migliori per ottimizzare il servizio.

L’iter che segue il nostro orologio che necessiti assistenza è il seguente:

1) Affidamento dell’orologio da riparare in garanzia al Concessionario;

2) Il Concessionario si rivolge al Centro Assistenza più vicino geograficamente o con il quale ha sviluppato un rapporto di maggiore fiducia;

3) Il Concessionario spedisce l’orologio al Centro Assistenza. I rischi della spedizione non sono di competenza del cliente finale.

4) Il Centro Assistenza riceve e prende in carico l’orologio, inserendolo nel data-base generale di un sistema informatico centralizzato di Citizen Italia. In questa fase viene anche controllata la congruità del documento di garanzia.

– Va specificato in inciso che la prassi generalmente non richiede l’esibizione della documentazione fiscale, superata dai controlli che Citizen è in grado di effettuare sulla congruità della garanzia: si può rilevare infatti con estrema facilità, attraverso una codifica appositamente studiata dal Dr. Diletto, responsabile Assistenza e Logistica di Citizen Italia, il fenomeno della garanzia “di comodo”, eventualmente compilata in tempi diversi e successivi all’effettiva vendita dell’orologio.

(altro…)

Pillole di Tecnica: LCD o Analogico

Postato Da IL Ott 12, 2013 in post laboratorio |

Quarzo_oscillatore_di_orologioIl Corporate Blog di Citizen, ovvero del brand attualmente più significativo nel campo dell’Orologeria Elettronica, è il terreno più adatto per scendere nei particolari tecnici di questo settore, e di conseguenza per sviscerare aspetti legati alla costruzione e alla qualità dei moderni segnatempo.

E’ universalmente riconosciuto che l’introduzione del quarzo in Orologeria, ha dato una dimensione definitivamente importante alla distribuzione di Orologi alimentati a batteria.

Ma ancora più epocale, dal punto di vista sostanziale, la trasformazione della visualizzazione da digitale attraverso display, ad analogica e perciò a lancette, in quanto ha sancito l’ingresso di diritto nel panorama classico orologiero di questi prodotti altamente sofisticati.

L’orologio a quarzo analogico è di fatto molto più vicino alla concezione usuale che gli appassionati hanno dell’orologio, e si stacca decisamente dall’aspetto freddo e asettico del digitale puro.

Ma l’immagine non è la sola differenza che divide questi due concetti di visualizzazione dell’orario.

Se nel caso del digitale, rappresentato ormai unicamente, al momento attuale, dal display a cristalli liquidi (LCD), i moduli sono completamente integrati in un solo circuito di base, il quale in virtù della ricerca estremamente avanzata è in grado di fornire in uscita gli impulsi che direttamente comandano il display, nell’analogico la tecnologia è molto più armonizzata con l’aspetto meccanico.

Nel digitale il processore centrale si presenta come una “scatola nera” dalla quale si prelevano in uscita le indicazioni che determinano di volta in volta l’oscurazione dei segmenti dei digit sul display.

In caso di guasto il tecnico può fare ben poco, e gli interventi che non prevedano la sostituzione del modulo completo sono rarissimi e si limitano alla pulizia dei connettori circuito-display, alla rara sostituzione del quarzo (quando conviene) o agli interventi di manutenzione dovuti a ossidazione dei contatti in genere.

La professione dell’Orologiaio, in questi specifici casi ne risulta declassata a livello di semplice manutentore, che nella fattispecie richiede ben poca perizia e impegno.

L’argomento è di tutt’altro genere nel caso di quarzo analogico.

In concreto, un orologio a quarzo a visualizzazione analogica è concettualmente molto vicino al segnatempo meccanico.

Volendo ridurre a schemi a blocchi il funzionamento dei due sistemi, ci accorgiamo che essi si suddividono in modo completamente sovrapponibile e precisamente: Stadio propulsore, Stadio Divisore, Stadio Oscillatore, Stadio Visualizzatore.

Ovviamente, scendendo nello specifico di ogni parte, si ha una differenzazione concettuale enorme, a partire dalla componentistica, fino all’esecuzione delle funzioni.

Vediamo quindi come funzione nello specifico un orologio a quarzo analogico.

L’energia viene fornita notoriamente da una batteria in grado di generare una differenza di potenziale di circa V. 1,55 o V. 3,00, a seconda del circuito utilizzato.

La spinta prodotta dal generatore viene immediatamente convogliata ad un circuito integrato, il quale alloggia sulla stessa base (in vetronite o bachelite) sulla quale possiamo prendere anche visione dell’oragno oscillatore, contenuto in un cilindretto metallico: il quarzo.

L’alimentazione fornita al circuito e al quarzo ottiene un duplice scopo: nel primo caso genera gli stati logici che il circuito gestisce al suo interno per pilotare altri circuiti in esso integrati che provvedono a dirottare energia perfettamente cadenzata verso il ruotismo; nel secondo caso scatenano il fenomeno di piezo-elettricità che induce il quarzo all’oscillazione.

I quarzi scelti generalmente in Orologeria, a parte la sofisticatezza introdotta da Bulova con il suo quarzo ad oscillazione torsionale, generano un’alternanza fissa a 32.768 Hz., ovvero 2 elevato alla 16.a.

Il “segnale” in uscita dall’oscillatore viene a sua volta riconvogliato nel circuito integrato, e precisamente nella parte adibita a divisore.

In uscita dal divisore possiamo prelevare un impulso perfettamente tarato su 1 Hz., il quale si riscontra poi sulla lancetta dei secondi che scandisce il tempo.

Come abbiamo visto, tutti gli stadi che compongono il nostro schema a blocchi sono interattivi e vengono coinvolti più volte nel processo di generazione del campione di tempo che determina la marcia del nostro orologio.

Il sistema più tradizionale degli orologi analogici a quarzo, prevede un motorino denominato “pas-a-pas”, il quale gira in una sola direzione perchè ad esso costretta dal magnetismo indotto in un ponte sfalsato.

Tutta questa tecnologia si cela, discreta e silenziosa, dietro il quadrante del nostro orologio a quarzo, e nasconde nel suo silenzio, l’opera eccezionale degli ingegneri, tra cui quelli di Citizen eccellono, alla ricerca di performances sempre superiori e della perfezione assoluta.

Risulta a questo punto piuttosto evidente che anche l’opera dell’Orologiaio assuma un’importanza fondamentale. Per mettere mano a questi gioielli di tecnologia occorre avere una competenz specifica del settore, e di conseguenza aver ben assimilato precedentemente tutti i fondamenti dell’Orologeria Meccanica, la quale ricompare frequentemente non sola nella manutenzione ordinaria, ma anche e soprattutto negli interventi di riparazione.

Anche la lubrificazione assume un’accezione determinante, che ovviamente nel caso del digitale a display non ha in quanto assolutamente inutile.

La moderna tecnologia ha prodotto un numero veramente considerevole di lubrificanti adatti ad ogni singola funzione dei meccanismi, che in molti casi di quarzi analogici sono più ricchi di frizioni che i meccanici. Questo particolare ha determinato un mutamento estetico anche sul banco da lavoro dell’Orologiaio professionista, il quale ha dovuto aggiungere un numero imprevisto in passato di contenitori e oliatori.

Spero che questo articolo abbia dato un’idea della difficoltà nella creazione di un orologio a quarzo di qualità, in modo che ogni appassionato, leggendo l’ora sul proprio segnatempo, ne sia orgoglioso e felice di possederlo.

Prossimamente la descrizione dei modelli a doppia visualizzazione, detti “Digi-Ana” come, ad esempio, l’Aqualand 2 di Citizen.

 

Movimenti meccanici Citizen: tutta la verità

Postato Da IL Lug 25, 2013 in post laboratorio |

4166Questo articolo nasce dall’intraprendenza e la passione trasmessa sul nostro blog da alcuni amici, in particolare Adriano e lamapss, senza dimenticare i nostri Senatori Francesco C, Mirco017 e diversi altri, i quali hanno più volte sollecitato un intervento tecnico sull’Orologeria meccanica giapponese, e che possono avere un “antipasto”

Citizen, come è noto, è all’avanguardia tecnologica soprattutto grazie al forte riscontro avuto sul mercato con la creazione dei suoi orologi elettronici iper-tecnologici.

Questo indubbio riconoscimento ottenuto in modo pressochè unanime rischia a volte e per assurdo di ritorcersi contro l’immagine del colosso nipponico, del quale si sminuisce spesso la forte valenza anche in campo meccanico.

La spiegazione è oltremodo da ricercarsi nel retaggio culturale atavico che vede la meccanica terreno di assoluto ed esclusivo appannaggio degli Svizzeri.

Si dimenticano però un passato, un’esperienza ed una tradizione ormai quasi secolare, maturata in modo particolare da Citizen, che affonda le proprie radici proprio nell’Orologeria Meccanica e nell’ormai lontani anni ’20 dello scorso secolo.

L’articolo però, deve avere un taglio attuale, e verterà non già sul passato, ma sul presente dei movimenti meccanici creati da Citizen, ed in particolare sui nuovi 4166.

Prima di iniziare però, invito gli appassionati che cercano qualche informazione tecnica di base a leggere l’articolo “Il funzionamento dell’orologio meccanico” pubblicato su “Blog Tecnico Informativo“, per avere un’infarinatura-base circa la tecnica orologiera e meglio addentrasi nell’argomento.

Partiamo immediatamente sciogliendo ogni dubbio e smentendo una “leggenda metropolitana”: il calibro 4166 di Citizen può sicuramente fregiarsi dell’appellativo di “calibro di manifattura” essendo stato progettato e costruito completamente in-house da Citizen.

Non si riferisce nè concettualmente e neppure praticamente ad alcuno dei calibri precedentemente commercializzati da Citizen, e non mi risulta sia stato destinato ad equipaggiare orologi di brand diversi da Citizen.

Ad assolvere il compito di supporto per altri marchi ci pensa ampiamente Miyota, di proprietà della capo-fila Citizen, ed apprezzato costruttore di movimenti e moduli di cui il mercato è ricco. I movimenti Miyota animano alcuni brand prestigiosi ed altri meno, in virtù di un’ottima affidabilità e di una contemporanea economicità di base, molto apprezzata in campo commerciale. Nella mia carriera di orologiaio ho personalmente riparato orologi di marchi ritenuti svizzeri in realtà equipaggiati da movimenti Miyota, e ne taccio i nomi in questa sede essendo in ambito di Corporate Blog.

Citizen 4166 è assurto alla ribalta delle cronache con la Collezione “Meccanico” che in fase di lancio prevedeva quale packaging addirittura un rotore di carica dell’automatico.

La costruzione del calibro risente in realtà, almeno esteticamente, del pragmatismo e della concreta spartanità dei tecnici giapponesi, noti nel settore per badare molto più alla sostanza che all’immagine. Nel risulta un look molto crudo relativo al meccanismo, ma che non deve far dubitare sulla qualità, e che comunque costituisce un sensibile miglioramente di rifinitura e abbellimento rispetto a quanto i prodotti giapponesi hanno offerto in passato.

Siamo di fronte infatti ad un meccanico a carica automatica che ha nel sistema di ricarica dinamica il suo cavallo di battaglia, potendo contare su una sensibilità notevole della massa oscillante, finemente lavorata nel suo arco esterno in sabbiatura, e opportunamente appesantita in modo da creare un facile sbilanciamento in corrispondenza del più piccolo movimento del polso.

E’ stato scelto, inoltre, di affidarsi al sistema uni-direzionale di ricarica attraverso il rotore, in modo da evitare la dispersione energetica necessaria all’utilizzo degli invertitori, per cui tutta l’energia cinetica accumulata dal movimento della massa oscillante, viene trasmessa al bariletto.

Questo articolo è anche opportuno per chiarire un’incomprensione sorta sul blog relativamente all’oscillazione del bilanciere di Citizen 4166, e che rileggendo i vari post mi rendo conto di non aver chiarito a sufficienza limitandomi a dire di aver verificato l’oscillazione in sede di prove di laboratorio.

Citizen 4166 è in effetti un orologio il cui bilanciere oscilla a 21.600 alternanze orarie.

A questo proposito sottolineo, rispondendo ad un lettore che mi ha scritto privatamente, che l’oscillazione deriva dalla demoltiplica risultante dal numero dei denti delle ruote e dei denti dei pignoni di ogni elemento del ruotismo, e quindi di ruota di centro, ruota mediana, ruota dei secondi e ruota di scappamento. In pratica il progettista stabilisce in anticipo l’oscillazione che ne scaturirà, “costruendo” al CAD le varie ruote.

Per soffermarci in ambito divulgativo, occupiamoci dell’utilizzo dei rubini.

Il rubino utilizzato in Orologeria in genere, e perciò anche nello specifico di Citizen 4166, è di natura identica a quello naturale e presente in natura come Corindone, con la differenza che viene creato sinteticamente in laboratorio. La sua caratteristica principale, che lo rende utile in Orologeria, è la durezza, di grado 9 della scala Mohs, appena un gradino sotto il massimo, costituito dal diamante.

Questa peculiare durezza lo rende inalterabile alla sollecitazione causata dalla rotazione degli assi delle ruote, che, soggette anche ad una pressione non indifferente da parte dell’apparato propulsore, esercitano una forte spinta sul foro della propria sede nella plattina che solitamente è in ottone o comunque in materiale non durissimo.

Senza l’utilizzo dei rubini, il foro di ogni ruota sarebbe ben presto deformato con conseguenze terribili sull’affidabilità e la precisione del segnatempo, e in seguito addirittura sulla stessa durabilit.

I rubini utilizzati nel Calibro 4166 sono 21 e spaziano in ogni settore del movimento, anche in quella relativa al sistema automatico.

L’asse del bilanciere è protetto da un sistema anti-urto di tipo ammortizzante, la cui rondella superiore è studiata nella forma in modo da ripartire lo schock in modo equilibrato.

Sul lato quadrante del movimento è presente una demoltiplica che serve un perno finale su cui si basa la lettura dell’orario su 24 ore.

E’ questa una caratteristica peculiare di 4166 che evidenzia in modo più perentorio che sostanziale la differenza con i calibri di precedente costruzione Citizen quali ad esempio la serie 82xx.

Un ultimo cenno è ancora meritato dal sistema automatico: la plattina è finemente lavorata a “Cotes de Genève”, mentre la massa oscillante, che come abbiamo visto evidenzia l’arco esterno anche in modo visivo, è traforata per rendere un servizio ottico all’immagine, ma anche una valenza tecnica attraverso una maggior differenza di peso tra il centro e la periferia, che si traduce in un aumento dello sbilanciamento e quindi della sensibilità.

Chiudo qui in attesa dei contributi di tutti per alimentare l’interscambio di impressioni tecniche che caratterizza Citizenmania rispetto a tutti gli altri Corporate Blog di settore, e vi invito a visionare su Youtube il filmato relativo all’illustrazione del bilanciere, con protagonista proprio Citizen 4166.

Il filmato partirà cliccando sull’immagine.

Buon divertimento.